|
Prima
erano solo spazzatura. Ora hanno un nuovo luogo e sono esposte in
mostra. Hanno cambiato nome e destinazione d’uso. Si chiamano
“Il conflitto”, “L’anima graffiata”, “La coppia”,
“L'impervio”, “Impreziosire”, “Abbagli”,
“Esplosioni”, “Terra”, “Mura antiche”,
“Confusione” e “Immersione”. Sono acrilici, terre e
stucchi che Luigi Lamanna ha creato su carta
pressata, su compensato e su formica: materiali riciclati spesso
trovati per strada. Questo è uno dei motivi che hanno ispirato
l’autore a non lasciarli lì, ma a portarli con sé e a ridargli
nuova vita, trasformandoli in altro. Lui definisce questa materia
“spazzatura tenera”, è tutto quello che è stato abbandonato
dopo essere stato desiderato, scelto e amato e ad un tratto si
trova vicino ad un cassonetto. Qualcosa che prima era stato creato
da qualcun altro ora diventa un rifiuto perché non funziona più,
perché ingombra o forse perché è passato di moda, facendo
perdere di vista la bellezza primordiale delle cose che ci
circondano e che ad un tratto decidiamo di buttare via, di
cancellare per sempre. Quello che era spazzatura ora è trasmutato
in arte, è portatore di un diverso modo di stare al mondo. Le
cose non vengono più abbandonate, non muoiono più grazie e
questo per un atto “salvifico” gratuito. Il filo conduttore di
questa mostra vuole essere anche l’”umiltà”, intesa nel suo
significato più ampio e puro.“Quando uso il termine umiltà -
afferma l’autore della mostra Luigi Lamanna
- non intendo riferirmi soltanto al modo in cui sono state
create le opere, utilizzando materiali poveri e tecniche semplici,
ma anche descrivere o, meglio, “tradurre”, in modo essenziale,
frammenti di vita passata, o valori che oggi sono sempre di più
considerati come spazzatura e che, purtroppo, non vogliamo o non
riusciamo più a percepire”. Lamanna
non si reputa un artista, ma “un artigiano della pittura”. Ha
lavorato e frequentato diverse botteghe in Calabria e in Umbria,
dove prima delle tecniche ha avuto la fortuna di apprendere dai
maestri qualcosa di più prezioso: i pensieri, i sentimenti e a
volte anche i deliri. Tutto questo lo ha tradotto e sigillato
nella sua pittura, fatta di emozioni forti. I suoi lavori sono una
sorta di assemblaggio dell’anima, un ricomporsi dopo una
tempesta, una pausa dopo un lungo viaggio. I soggetti delle sue
opere sono in genere bombardamenti cromatici, schizzi,
cristallizzati in suggestivi fotogrammi personali, all’interno
dei quali s’intravede una forte essenza astratta che tende a
volte verso contrasti tenui. E questa mostra rappresenta la sua
prima tappa di ricerca alla scoperta di nuovi significati, e nuovi
codici espressivi che si nascondono dietro l’ovvio. Un diverso
punto di vista per osservare e mettere in discussione le
contraddizioni della società contemporanea.
|
|